Da sempre la città di Favara (ma come lei anche tanti altri paesi della provincia) vive il dramma dell’emergenza idrica che, in più occasioni, supera ogni limite della decenza.
E non parliamo di acqua corrente, (è solo utopia il pensiero), ma dei turni che regolarmente superano dieci giorni di attesa, e quando finalmente il rubinetto si decide a sputare qualche goccia, ecco la beffa: appena poche ore di erogazione, che spesso non sufficienti a riempire la cisterna di accumulo. Interi quartieri rimangono senza acqua per oltre dieci giorni consecutivi, con turnazioni che vengono puntualmente rinviate, ridiscusse, rielaborate…sempre al rialzo. I cittadini si trovano a dover economizzare al massimo e acquistare acqua dalle autobotti (grazie di esserci). Se tutto questo avviene nel periodo natalizio, come sta accadendo adesso, un intero quartiere rimane senza acqua, ed è dramma. Turno erogato il 24 dicembre solo per due ore e con una potenza minima, con la scorta d’acqua che termina dopo due giorni, con l’aggravante che è sabato, ed i responsabili ai quali ti rivolgi per esporre il problema e chiedere aiuto, che per tutta risposta, per dirla in modo figurato “ti allargano le braccia”. Sarebbe bello sapere, per esempio, se anche a casa dei vertici di AICA o ATI, l’acqua arriva ogni 10 giorni e più, come nelle case dei normali cittadini. Chissà!

Presidente e CdA di AICA sapete di questa situazione? Vi hanno informato? Sapete che a Favara in tutto l’anno 2025 ci sono stati circa 40 turni di distribuzione idrica, ed in molti casi solo per 4 ore a turno? Turni rinviati o annullati per: interruzione della fornitura; guasto nella condotta; poco afflusso al serbatoio “Cartesio”; ed altre simili giustificazioni. Badate bene, non sono supposizioni o teorie giornalistiche, o isteriche lamentele di cittadini, ma dati certi ed inconfutabili, che si possono visualizzare sul sito ufficiale di AICA.
Il dubbio ci viene in quanto mentre la popolazione fa i conti con la sete, AICA gestore del servizio idrico, sembra più concentrato su: i modernissimi contatori smart; i contenziosi con Sicilacque; i problemi di gestione; i debiti con il fornitore, che per fortuna la Regione pare abbia pagato; i dissalatori, contestati da tutti, che hanno vaporizzato centinaia di milioni di euro, senza migliorare di una sola goccia la sete d’acqua.

E la politica? Ovvero il Governo regionale, gli Enti preposti ed i Sindaci, garanti dei cittadini e “datori di lavoro” di AICA che fanno? Troppo zitti, troppo distanti, troppo impegnati a distribuire rassicurazioni invece che soluzioni. Il supertecnico/burocrate ing. Cocina, per esempio, aveva tuonato, attaccato ed accusato tutti, i sindaci in particolare, di non sapere o volere fare niente. Cercate l’acqua, come se fossero rabdomanti, aprite pozzi, sistemate condotte.
Per Favara in particolare si era anche parlato di staccare la condotta del carcere “Petrusa”; di ridurre la portata della zona industriale; attivare i pozzi di Piana Traversa. Avete visto qualcosa? O meglio avete avuto più acqua?
La verità è semplice, tanto semplice quanto ignorata: il primo dovere di chi gestisce l’acqua è garantire l’acqua. Ben vengano le tecnologie futuristiche; avanti con i piani industriali, se soddisfano anche i post autocelebrativi sui social. Ma su tutto l’acqua nelle case, con turni accettabili, perché è un diritto fondamentale. Ed è ora che qualcuno se ne ricordi.
