Renato Salamone, marito della signora Marianna Bello, la mamma di tre bambini scomparsa il 1 ottobre scorso nel canalone di piazza della Liberà a Favara e ritrovata morta dopo 19 giorni nel greto del Fiume Naro, in zona Cannatello, tramite il suo legale, avvocato Salvatore Cusumano, ha chiesto alla Procura della Repubblica di Agrigento, l’apertura di un’indagine penale, per l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
Nell’esposto si chiede all’Autorità giudiziaria di “indagare in danno del Dirigente generale del Dipartimento regionale della Protezione civile della Sicilia, ing. Salvatore Cocina; del sindaco di Favara Antonio Palumbo; e dei dirigenti del Comune di Favara: dell’area Lavori Pubblici; area Urbanistica e area Edilizia e Patrimonio”
Alla Protezione civile si contesta “l’errata emissione dell’allerta meteo, “gialla” anziché “rossa”; al sindaco e dirigenti del Comune di Favara “’omessa custodia e manutenzione del convogliatore idraulico”.
Secondo quanto ipotizzato nell’esposto:
“L’errata emissione dell’allerta meteo gialla anziché rossa rappresenta una grave inadempienza e un comportamento colposo che ha impedito l’attuazione di adeguate misure di protezione civile e prevenzione del rischio, compromettendo la sicurezza della popolazione”;
– “La carenza nella custodia e nella manutenzione del convogliatore idraulico costituisce un evidente caso di negligenza gestionale, che integra la fattispecie di omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 c.p., oltre a potenziali violazioni delle norme in materia di sicurezza ambientale e idraulica”;
– “le suddette condotte omissive e colpose, in combinazione, hanno prodotto un evento letale, la morte della Sig.ra Bello, che avrebbe potuto e dovuto essere evitato attraverso l’adozione di misure preventive efficaci e da una corretta gestione delle infrastrutture e del sistema di allertamento”.
