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Due tragedie, una stessa famiglia. Favara rivive un dramma tra dolore e la speranza di riabbracciare mamma Marianna

Via del Carmine-Conzo: quel maledetto asse nel centro storico di una città ferita.

Poche centinaia di metri separano via del Carmine da Piazza Libertà, conosciuta da tutti i favaresi come “Conzo”, toponimo storico legato alle vecchie concerie della zona. Ed è proprio tra queste vie che il destino sembra essersi accanito con tragica coincidenza. A distanza di quindici anni da una delle ferite più dolorose nella storia recente della città, un nuovo dramma scuote Favara e riapre cicatrici mai rimarginate.

Era il 23 gennaio 2010, un sabato mattina, quando, poco prima delle 8, il crollo improvviso di una vecchia abitazione in via del Carmine strappò alla vita due sorelline: Chiara Pia e Marianna Bellavia. La casa si accartocciò come carta, travolgendo le piccole che si trovavano all’interno. L’intera comunità si strinse intorno alla famiglia, scavando tra le macerie con le mani, con la speranza – poi disillusa – di trovarle ancora vive.

Oggi, nello stesso orario e a pochi metri di distanza, si consuma un’altra tragedia. Marianna Bello, madre di tre bambini, è stata inghiottita dalle acque mentre cercava di mettersi in salvo dopo aver abbandonato la sua auto rimasta impantanata in un lago d’acqua. Una vera e propria cascata, scesa violentemente da via Umberto e dalle strade limitrofe, l’ha travolta mentre tentava di fuggire, trascinandola nel canalone che conduce al Vallone Cicchillo, il cui corso prosegue fino al fiume Naro per poi sfociare nella zona di Cannatello.

A rendere ancora più drammatico l’evento è il legame che unisce le due tragedie: Marianna Bello è cugina delle sorelline Chiara Pia e Marianna Bellavia. Un destino beffardo e crudele sembra accanirsi sulla stessa famiglia, portando nuovamente ansia,  dolore e disperazione.

Favara oggi trattiene il respiro. Il cielo è cupo, anche se il sole pomeriggio sembrava illuminare le ricerche. Ma ancora più cupa è l’atmosfera che si respira in città: la stessa di quel giorno maledetto del 2010. Una famiglia sconvolta, una comunità in ginocchio, un’intera città con il cuore sospeso tra lacrime e speranza.

Le ricerche in via del Carmine nel gennaio 2010

In via del Carmine, quindici anni fa, si scavarono macerie per cercare le sorelline. Oggi, in Piazza Libertà e lungo il canalone, si cercano segni, indizi, tracce di Marianna Bello. Le ricerche proseguono senza sosta. In campo ci sono Carabinieri della locale Tenenza, uomini del Comando provinciale di Agrigento, Polizia di Stato, vigili del fuoco, sommozzatori, volontari della Protezione Civile e cittadini comuni: tutti uniti, infangati ma determinati.

La differenza è che oggi non c’è un punto preciso da scavare. C’è solo un canalone colmo di fango e detriti, reso quasi impenetrabile dalla furia dell’acqua.

E mentre calano le ombre della sera, si continua a sperare. Perché quei tre bambini possano riabbracciare la loro mamma. Viva, insieme a tutta la famiglia.

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