Ventitre anni di sacerdozio al servizio di Dio e del popolo. “Ho ricevuto tanto e questo mi ha reso una persona migliore per essere un pastore migliore”
Domenica prossima don Marco Damanti, licatese, con la messa solenne, in programma alle ore 18.30 alla Parrocchia Santi Pietro e Paolo,
festeggia un traguardo importante: 23 anni di sacerdozio. Un cammino lungo, ricco di volti, storie, gioie e dolori.

Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata che si è trasformata in un viaggio nel tempo, tra ricordi vividi e progetti ancora in cammino. «Ringrazio Dio di aver raggiunto questo bel traguardo – ci dice con emozione – pensando al tempo passato, penso ai tanti doni che ho ricevuto, alle persone incontrate, alle comunità vissute». Un racconto che inizia da lontano, da quella prima esperienza nella Chiesa Madre di Canicattì, solo un mese, ma fondamentale. Poi il primo vero anno da sacerdote ad Aragona, cappellano nella Matrice e vice parroco alla Chiesa del Rosario: «Un’esperienza di grazia. Aragona era piena di giovani, e con loro abbiamo vissuto momenti indimenticabili, portando la Chiesa fuori dalle mura, in mezzo alla gente».

Tra i ricordi più forti, anche un evento doloroso: un incidente stradale in cui perse la vita un giovane. «Ci interrogammo su cosa fare per evitare che i ragazzi uscissero la notte, e nacque così la Discoteca sotto le stelle: un’iniziativa nata quasi per gioco, diventata un’alternativa sana per tanti giovani, dentro le mura di una ex chiesa senza tetto. Che ricordi!».
Poi arriva la chiamata del Vescovo per servire la comunità di Sciacca, presso la Basilica della Madonna del Soccorso. «Lì ho trovato un bel gruppo di giovani, il “Gruppo Emmaus”, e insieme abbiamo vissuto momenti forti, come il Primo Memorial dedicato a Giovanni Paolo II a un anno dalla sua morte: una serata di musica e arte con la non piazza piena di giovani e famiglie».
Dopo quattro anni, una nuova avventura: la prima nomina come parroco a Menfi, nella Parrocchia della Madonna del Soccorso. Una comunità viva, tra centro e periferia, tra una chiesa moderna e una baracca post – terremoto trasformata in oratorio.

«Lì abbiamo fatto crescere la devozione alla Madonna, coinvolgendo tutta la città. Con il premio di un concorso di presepi, abbiamo costruito un parco giochi per i bambini. La gente ha partecipato con entusiasmo e fede».
Dopo nove anni, il trasferimento a Favara, alla parrocchia dei SS. Pietro e Paolo. Una comunità numerosa, una chiesa grande, una nuova sfida. «Mi sono immerso nel territorio, con i suoi talenti e le sue fragilità. Abbiamo promosso iniziative come la Peregrinatio Mariae, il Grest, la Festa dei Santi Patroni. E abbiamo voluto lasciare un segno: dedicando il salone parrocchiale a Padre Pino Puglisi, con la sua frase simbolo: “Se ognuno fa qualcosa, insieme si fa molto”. Questo è diventato il nostro motto».
Uno dei frutti più belli è la nascita del Centro diurno per anziani, oggi ospitato nella struttura “Fratel Biagio Conte”, che accoglie circa 40 anziani, tre volte a settimana: «Un piccolo segno contro la solitudine, uno dei mali sociali più grandi del nostro tempo».

Un prete che si è speso spesso nel sociale, facendo sentire il suo autorevole pensiero sui temi legati alla legalità, all’ ambiente, alla sete delle famiglie per i turni biblici di erogazione, alla disoccupazione, all’ antimafia.
Accanto alla vita parrocchiale, anche il mondo della scuola è stato parte integrante della sua missione. «Insegnare è stato per me un dono, un ponte tra Chiesa e giovani. Ho vissuto tanti anni al Liceo “Martin Luther King” con la Dirigente Mirella Vella, una grande donna e guida. Poi l’esperienza all’Istituto Alberghiero Ambrosini, anche nella sezione carceraria: un mondo difficile, ma ricco di umanità e insegnamenti».
Infine, la collaborazione con l’I.C. “Andrea Camilleri” di via Agrigento, con la dirigente Rosetta Morreale. «Qui scuola, parrocchia e famiglie lavorano insieme per dare risposte concrete al territorio. La sinergia educativa è il vero segreto per costruire comunità».
Alla fine di questo lungo racconto, don Marco si ferma, sorride e aggiunge con semplicità:
«Non so se io ho dato, mi affido alla misericordia di Dio. Ma posso dire con certezza che ho ricevuto tanto. E questo mi ha reso una persona migliore per essere un pastore migliore».
Auguri don Marco, per questi 23 anni di dono e per tutto ciò che verrà.
