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Papa Leone XIV:”Lampedusa, a presto verrò tra voi”

Il Pontefice affida un profondo saluto con un video messaggio: “L’isola è un seme di umanità che vuole germogliare”

 

Il video messaggio

https://youtu.be/jmKwpXpZUbs?si=HH4aIYb1Yf049f7H

Con un caloroso saluto in dialetto siciliano, “O’scià!”, Papa Leone XIV (nella foto con il Sindaco di Comitini Luigi Nigrelli durante l’ incontro a Roma nel giugno scorso) ha aperto il suo videomessaggio registrato in Vaticano e trasmesso in occasione della presentazione della candidatura a Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco del progetto “Gesti di accoglienza”. Un intervento sentito, ricco di emozione e memoria, accolto come una “sorpresa” dal sindaco delle Pelagie, Filippo Mannino, durante la cerimonia ufficiale.

Un saluto che richiama quello pronunciato da Papa Francesco nel suo primo viaggio da pontefice, proprio a Lampedusa, nel luglio del 2013 (nella foto).

E il richiamo non è casuale: è stato lo stesso Papa Leone XIV a voler rendere omaggio al suo predecessore e al significato profondo che quella visita ebbe per la Chiesa e per l’umanità intera.

“Oggi a distanza, ma spero presto in presenza, di persona”, ha detto il Papa, annunciando il desiderio di recarsi presto a Lampedusa.
“Tante vittime (e fra loro quante madri, e quanti bambini!) dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori”.

Il videomessaggio si è fatto via via più intenso, toccando le radici del dramma migratorio nel Mediterraneo e trasformandolo in un messaggio di speranza. Papa Leone ha ricordato come molti migranti, morti durante le traversate, siano stati sepolti proprio a Lampedusa:

“Riposano nella terra come semi da cui vuole germogliare un mondo nuovo”.

Il Pontefice ha voluto esprimere profonda gratitudine alla popolazione dell’isola: “Il mio grazie, che è il grazie di tutta la Chiesa per la vostra testimonianza, prolunga e rinnova quello di Papa Francesco”.

Un ringraziamento esteso a associazioni, volontari, medici, forze dell’ordine, sacerdoti e amministratori locali, che nel tempo si sono adoperati per offrire dignità e umanità a chi arrivava dal mare, spesso dopo viaggi drammatici e disumani. “Voi siete un baluardo di quell’umanità che le ragioni gridate, le paure ataviche e i provvedimenti ingiusti tendono a incrinare. Non c’è giustizia senza compassione, non c’è legittimità senza ascolto del dolore altrui”. Il progetto “Gesti di accoglienza”, per il quale è stata avanzata la candidatura all’Unesco, intende raccogliere e valorizzare le pratiche quotidiane, spesso non visibili, che hanno trasformato Lampedusa in un simbolo internazionale di solidarietà.

Con le parole di Papa Leone XIV, l’isola ritrova oggi un’eco globale, che fa memoria del passato e guarda al futuro con una visione evangelica: quella di una fraternità senza confini, dove ogni gesto umano può essere seme di giustizia.

 

 

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