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C’è una favarese nell’ équipe medica dello storico trapianto di un “cuore fermo”

Il Policlinico “Sant’ Orsola” di Bologna protagonista di uno storico intervento. Sull’asse Emilia Romagna-Toscana due équipe cardiochirurgiche salvano una vita con un trapianto innovativo

C’è una ragazza favarese nell’équipe di cardiochirurgia diretta dal Prof. Davide Pacini che ha effettuato il primo trapianto di un cuore che si era fermato da oltre 20 minuti. È la perfusionista cardiovascolare Simona Sutera Sardo, dal 2020, nel periodo di piena pandemia, in servizio a Bologna

“Sono orgogliosa e felice di far parte di questa splendida équipe” le prime dichiarazioni di Simona dopo il suo contributo importante in sala operatoria.

Il Policlinico “Sant’ Orsola” è intervenuto su un cuore che non batteva più da tantissimi minuti portanti in “trasferta”  una sala chirurgica completa “ in Toscana in un ospedale privo di cardiochirurgia. Contemporaneamente un’ altra sala era pronta a Bologna per effettuare il trapianto una volta arrivato il cuore. Un intervento sincronizzato grazie alla rete che ha visto la collaborazione, oltre dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia diretta dal prof. Davide Pacini e dei colleghi dell’ospedale dove è stato prelevato l’organo, anche dal Centro Nazionale Trapianti e Centri Regionali di Riferimento Trapianti Emilia-Romagna e Toscana.

“Così è possibile valorizzare anche donatori che si trovano in ospedali non sede di cardiochirurgia. Questo è molto importante se pensiamo che oggi con una cardiopatia, grazie all’offerta di terapie e di tecnologie, si vive più a lungo e meglio e si arriva nelle migliori condizioni al trapianto – spiega in una nota il prof. Pacini Tutte considerazioni e prospettive che abbiamo affrontato in una recente pubblicazione e che saranno il cuore del prossimo “Bologna Heart Surgery Symposium”, il congresso che organizziamo a Bologna proprio in questi giorni e grazie al quale ci confrontiamo con professionisti da tutto il mondo su questi temi”.

Il prelievo di un organo a scopo di trapianto viene sempre eseguito su un cadavere. “La procedura si può però differenziare -spiega l’ èquipe- per le modalità di accertamento della morte del donatore: una attraverso criteri neurologici (comunemente conosciuta come “morte cerebrale” e caratterizzata per il prelievo degli organi a cuore battente), l’altra attraverso criteri cardiaci. Il secondo è il caso della donazione “a cuore fermo”.

In foto:
Giuseppe Barberio, Cardiochirurgo
Luca Botta, Cardiochirurgo
Simona Sutera Sardo, Perfusionista
Vania Antoniazzi, Perfusionista
Davide Pacini, Direttore Unità Operativa Cardiochirurgia IRCCS
Federica Zanzico, Perfusionista
Sofia Martin-Suarez, Cardiochirurga
Elvio Di Rado, Coordinatore Infermieristico Cardiochirurgia IRRCS

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