lunedì, Febbraio 9, 2026
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Antonella Vinciguerra presenta “Internato n. 48” in riva al mare di San Leone

Tra il rumore delle onde e l’intimità di un incontro letterario, si è svolta ieri pomeriggio presso “La Perla Lounge Beach” la presentazione del romanzo “Internato n. 48“, ultima opera della scrittrice Antonella Vinciguerra, favarese di origine e residente a Monreale.

Un evento denso di emozioni e riflessioni, dove letteratura e impegno civile si sono intrecciati per raccontare una storia tanto dolorosa quanto reale. In un clima informale ma carico di significato, il pubblico ha ascoltato con partecipazione le parole dell’autrice e degli ospiti intervenuti: Sabrina Mezzano, Ausilia Corsello, dirigente scolastica, e  Lina Vetro, neuropsichiatra e neurologa, direttrice del CSM di Agrigento e Casteltermini. Il romanzo di Vinciguerra, edito da Dialoghi, affronta il dramma di un uomo rinchiuso fin dall’infanzia in un manicomio, dimenticato dalla società e da sé stesso. Una vicenda che supera i confini del racconto individuale per farsi denuncia sociale, interrogando il lettore sul concetto di “normalità” e sulla linea sottile tra sofferenza e devianza. Una narrazione intensa, poetica e profondamente umana, che attraversa il dolore con grazia, restituendo voce e dignità a chi ne è stato privato.

Particolarmente toccante l’intervento della dottoressa Lina Vetro, che ha condiviso la sua esperienza diretta all’interno dell’ex manicomio di Agrigento, in Viale della Vittoria, struttura che ospitava circa 600 pazienti. Un luogo divenuto simbolo di una stagione buia della psichiatria italiana, da cui esplose uno scandalo che coinvolse numerosi istituti in tutto il Paese e che condusse infine all’approvazione della Legge 180 del 1978 – la cosiddetta Legge Basaglia – che sancì la chiusura dei manicomi.

“La chiusura dei manicomi – ha ricordato Vetro – non fu però seguita dalla creazione di adeguate strutture alternative. Così, molte persone, una volta ‘liberate’, furono semplicemente affidate a famiglie impreparate o abbandonate a sé stesse, finendo nuovamente nel dimenticatoio”.

L’incontro ha suscitato numerose domande e spunti di riflessione, toccando temi profondi come il disagio mentale, l’emarginazione sociale e il diritto alla dignità. La stessa autrice,  ha sottolineato come il romanzo sia nato dal desiderio di raccontare una verità spesso taciuta, di ridare volto e parola a chi è stato cancellato dalla memoria collettiva.
“Internato n. 48” si rivela così non solo un’opera letteraria, ma anche un atto di resistenza e un omaggio alla fragilità umana trasformata in forza. Un viaggio nella memoria e nell’identità che invita a non voltarsi dall’altra parte, ma ad ascoltare, comprendere e ricordare.

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