lunedì, Febbraio 9, 2026
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Cimitero di Favara tra fiori freschi e “tavola calda”

Non solo fiori freschi e qualche cero ma anche tavola calda, con pizzette, “mmiscate” e rosticceria mignon. Succede a Favara, città capitale delle contraddizioni, tra le sezioni di loculi del cimitero di Piana Traversa.

 

Un party? Una festa per ricordare qualche compleanno di un caro estinto? Cosa ci fanno i resti di un’ assortimento di tavola calda dentro i cassonetti, conferiti insieme a fiori secchi? Nulla di irreale o surreale, ma “tristemente” reale. La risposta ci viene data da alcuni frequentatori assidui del Camposanto, che si recano per una preghiera sulla tomba di un familiare.

 

Gli “strani” rifiuti dentro il cassonetto sono periodicamente conferiti da gente che si reca per pregare su una tomba ma che si porta dietro non fiori ma immondizia prodotta a casa e non collocata negli appositi cassonetti del porta a porta nel servizio differenziato. Hanno trovato, nei cassonetti non vigilati del cimitero, tra loculi e cappelle gentilizie, il “porto franco” per conferire di tutto e di più. Senza rispetto per un Camposanto, per i defunti che dovrebbero riposare in pace e che invece si rivoltano dentro le tombe.

A Favara i rifiuti si buttano dentro le cunette delle strade di periferia, agli angoli delle piazze, per strada, anche dentro qualche tombino aperto o appesi a qualche albero. Ma questa volta si è oltrepassata ogni più criminale “fantasia”. Sicuramente chi entra con i sacchetti di spazzatura dentro il cimitero non lo farà dal varco principale di via Capitano Callea, perché presidiato dai custodi all’ ingresso. Utilizzano i varchi secondari, aperti al pubblico e senza un controllo. Davanti a tale scempio forse occorre ampliare la zona destinata dall’ Amministrazione Comunale alle prossime telecamere “E-killer” pure dentro il Cimitero per beccare persone che non hanno rispetto per il luogo sacro che ospita i resti mortali dei propri congiunti.

Nelle foto che pubblichiamo non solo rosticceria. Troviamo anche altri rifiuti che nulla hanno a che fare con il luogo dove si prega e si piange: cartoni di latte, bottiglie di vetro e anche cialde di caffè. Il buon Ugo Foscolo, molto popolare a Favara per la via centrale a lui dedicata, avrebbe riscritto i suoi “Sepolcri” con un attacco diverso: “All’ ombra dei cipressi e dentro l’ urne, confortati da una pizzetta ed un caffè, è forse il sonno della morte men duro?”

 

 

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