di Stanislao Salvaggio
Anche queste immagini, come le due precedenti per chi avesse seguito questo Focus, sono estratte da una serie di foto scattate nel medesimo abbeveratoio.
Nonostante la vicinanza di una strada altamente trafficata e del centro urbano, l’acqua richiama variegate specie di insetti e di uccelli, quasi noncuranti dell’azione di disturbo del traffico e superando, entro certi limiti, la naturale e comprensibile diffidenza verso gli uomini. Credo sia un segno evidente del fatto che in questa martoriata terra la risorsa idrica sia sempre meno disponibile anche per gli animali selvatici.

Alla penuria d’acqua si aggiunga il fatto che, per le loro attività (agricole, edilizie, turistiche ecc.), gli umani sottraggono continuamente porzioni di territorio agli altri esseri viventi che sono costretti a soccombere, allontanarsi, scomparire, a volte anche estinguersi. Per non parlare di quei deficienti/criminali che si ostinano ad incendiare tutto quello che c’è di incendiabile intorno a se, e di quelli, tantissimi che si divertono a lordare di rifiuti le acque e il suolo.
Poi ci sono i sedicenti “sportivi” che dicono di amare la natura però si dilettano a uccidere uccelli e mammiferi selvatici in modi, forme e tempi più o meno consentiti. Insomma, non è una bella vita quella degli gli animali. Allora chiedo: è possibile fare qualcosa per restituire ameno in parte ciò che continuamente sottraiamo agli altri esseri viventi?

La presenza di questa varietà di uccelli e insetti che visitano l’abbeveratoio mi suggerisce un’idea. Il territorio rurale e urbano è ancora costellato di abbeveratoi ormai abbandonati e asciutti per il fatto che non assolvono più all’antico compito di consentire l’abbeverata alle greggi, alle mandrie e agli equini (unici mezzi di trasporto e motori di un’agricoltura che non c’è più). Perché non riemetterli in uso, almeno laddove risulta tecnicamente semplice e poco dispendioso? Non occorre molta acqua, solo quella minima portata necessaria a compensare le perdite per evaporazione e un’ulteriore piccola quota per mantenere il ricambio idrico. La natura ci ringrazierà, e non solo con la grazia e la bellezza degli animali, ma questo è un altro discorso che potremmo continuare successivamente.
Ci ringrazierà anche la storia “minore”, quella dei nostri nonni e bisnonni che questi da questi importanti manufatti hanno tratto ristoro per se e per i propri altrettanto importanti animali. A Favara sarebbe un bel segnale di riscatto, dopo che nei decenni precedenti rozzi politici sotto gli occhi di incolti uomini di cultura avevano fatto installare una moderna e discutibile fontana in cemento variopinto al centro della storica piazza Cavour, mentre veniva letteralmente cancellata la storica fontana Giatedda , sostituita con un obbrobrioso moderno manufatto rifinito con intonaco tipo Li Vigni.






