Una semplice targa toponomastica, a ricordo di un cittadino altruista e coraggioso che salvò ottomila concittadini, è poco per una Città che quotidianamente promuove ed intitola cerimonie e luoghi
Ad Agrigento c’è un Eroe spesso dimenticato, ricordato con una semplice targa toponomastica stampigliata in maniera artigianale su un muro di un palazzo all’Addolorata. Eppure questo Eroe salvò, 59 fa come oggi, migliaia di agrigentini dalla frana che distrusse interi quartieri della città, dalle case tugurio nei quartieri Bibbirria, Rabato e Santa Croce ai “tolli” in costruzione durante il “sacco edilizio” di Agrigento.

Lui è Francesco Farruggia, meglio conosciuto come Ciccio, netturbino in servizio quel 19 luglio del 1966. Erano le prime ore dell’alba. La gente ancora dormiva ma lui era al lavoro con la sua scopa per spazzare i quartieri di via Dante, via Garibaldi, Via Santo Stefano. Si accorse subito del movimento franoso e delle voragini che si stavano aprendo davanti ai suoi occhi. Poteva egoisticamente scappare e mettersi in salvo ed invece iniziò ad urlare, bussare alle porte, svegliare la gente. Ci fu il fuggi fuggi miracoloso di oltre mille nuclei familiari. Alla fine gli sfollati, dai quartieri distrutti a quelli evacuati, furono quasi 8.000 e grazie a Farruggia oggi si ricorda solo la terribile frana ma non si commemorano vittime.
Ma Ciccio Farruggia merita molto più di una semplice scritta con inchiostro nero sul muro “Salita Francesco Farruggia”. Almeno una didascalia articolata che ricorda a perenne memoria quel gesto. Merita di essere raccontato nelle scuole, di essere preso da esempio per altruismo, di diventare più che un simbolo.

Agrigento spesso “trasforma” gente comune, i cui familiari sponsorizzano curriculum vitae e “sensibilizzano” commissioni toponomastiche o culturali, in personaggi e personalità, con tanto di premi dedicati, piazze, iniziative, lapidi decorate ed altro ancora. Farruggia sicuramente non appartiene alla città che “ostenta” ma che in silenzio “fa”, come tanti altri agrigentini quotidianamente nella vita quotidiana.
In un post di questa mattina sul suo profilo FB Giovanni Parisi, agrigentino doc che incarna la città, gli umori, le aspettative e le delusioni, ricorda quel gesto: “Sicuramente fu una pagina tragica e dolorosa per Agrigento fortunatamente senza nessuna vittima, Grazie anche al Sig. Farruggia eroe netturbino che riuscì a far scappare in tempo la gente dalle proprie abitazioni.
Fu anche una pagina positiva, perché bloccò le speculazioni edilizie in atto, che stavano deturpando in maniera devastante la città e consentì a migliaia di famiglie che abitavano negli insalubri catoi, di avere dopo qualche mese una vera abitazione con bagno e cucina. Diciamocelo chiaramente. La frana portò benessere sociale e benessere economico, ma portò anche lo svuotamento e l’abbandono del centro storico oggi quasi tutto cadente perché abbandonato non solo dagli abitanti ma soprattutto dalle amministrazioni che si sono succedute al governo della città”.
Si svuotò quella porzione della città che dalla Cattedrale scende a valle verso la via Dante e nacquero i quartieri satelliti, Villaseta su tutti, con i suoi casermoni grigi.
Sei giorni dopo il suo istintivo ma eroico gesto Ciccio Farruggia venne ringraziato personalmente dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, che arrivò in città il 25 luglio del 1966 in compagnia del Presidente del Consiglio Aldo Moro, per verificare la situazione e visitare la tendopoli che ospitava gli sfollati.
