Dai campi polverosi della Patagonia alle luci della Serie A, passando per la gloriosa maglia azzurra. Ma nel cuore di Mateo Retegui c’è un legame di sangue, che attraversa l’oceano e risale fino a Canicattì, terra da cui il nonno materno, Angelo Dimarco, partì tanti anni fa per cercare fortuna in Argentina.

E oggi, è proprio da lì, da quella radice siciliana mai dimenticata, che si racconta l’ultima, sorprendente svolta della carriera di questo bomber italo-argentino: un contratto faraonico con l’Al-Qadsiah in Arabia Saudita.
Il talento con il sangue canicattinese ha conquistato l’Italia a suon di gol. Capocannoniere dell’ultima Serie A con la maglia dell’Atalanta, dopo essere passato per il Genoa e aver stregato Roberto Mancini all’epoca CT della Nazionale, Retegui ha detto sì alla montagna d’oro araba: un quadriennale da 16 milioni di euro netti a stagione, più 4 di bonus. Se resterà fino alla scadenza dell’accordo, porterà a casa qualcosa come 80 milioni di euro. Un’operazione record anche per l’Atalanta, che incassa circa 68 milioni netti. E a trarne beneficio sarà anche chi lo ha cresciuto: come da regolamento FIFA, il 5% del valore del trasferimento – poco più di 3,5 milioni – andrà ai club che lo hanno formato tra i 12 e i 23 anni.
Ma dietro il professionista, c’è una storia che merita di essere raccontata. Mateo è figlio d’arte: il padre Carlos è una leggenda dell’hockey su prato argentino, come anche la sorella Micaela. Eppure lui, con quel cognome basco e quelle origini miste tra Genova e Canicattì, ha scelto il calcio, lo sport del popolo. Ed è arrivato a indossare la maglia della Nazionale Italiana, rappresentando anche quella parte di Sicilia che pulsa nel suo sangue. Il salto in Medio Oriente è il nuovo capitolo di una carriera in ascesa. Dopo l’esordio al River Plate, il passaggio al Boca Juniors, l’esplosione in Italia e la consacrazione a Bergamo, adesso l’Arabia Saudita lo attende con un contratto da top player mondiale. E a Canicattì, intanto, c’è già chi sogna di vederlo un giorno tornare, magari solo per una visita, con la maglia della Nazionale sulle spalle e il cuore che batte ancora per quella terra in cui le sue origini sono radicati.
