domenica, Gennaio 25, 2026
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Pioggia “d’oro” in Arabia per il canicattinese Mateo Retegui, bomber della Nazionale azzurra

Dai campi polverosi della Patagonia alle luci della Serie A, passando per la gloriosa maglia azzurra. Ma nel cuore di Mateo Retegui c’è un legame di sangue, che attraversa l’oceano e risale fino a Canicattì, terra da cui il nonno materno, Angelo Dimarco, partì tanti anni fa per cercare fortuna in Argentina.

E oggi, è proprio da lì, da quella radice siciliana mai dimenticata, che si racconta l’ultima, sorprendente svolta della carriera di questo bomber italo-argentino: un contratto faraonico con l’Al-Qadsiah in Arabia Saudita.

Il talento con il sangue canicattinese ha conquistato l’Italia a suon di gol. Capocannoniere dell’ultima Serie A con la maglia dell’Atalanta, dopo essere passato per il Genoa e aver stregato Roberto Mancini all’epoca CT della Nazionale, Retegui ha detto sì alla montagna d’oro araba: un quadriennale da 16 milioni di euro netti a stagione, più 4 di bonus. Se resterà fino alla scadenza dell’accordo, porterà a casa qualcosa come 80 milioni di euro. Un’operazione record anche per l’Atalanta, che incassa circa 68 milioni netti. E a trarne beneficio sarà anche chi lo ha cresciuto: come da regolamento FIFA, il 5% del valore del trasferimento – poco più di 3,5 milioni – andrà ai club che lo hanno formato tra i 12 e i 23 anni.

Ma dietro il professionista, c’è una storia che merita di essere raccontata. Mateo è figlio d’arte: il padre Carlos è una leggenda dell’hockey su prato argentino, come anche la sorella Micaela. Eppure lui, con quel cognome basco e quelle origini miste tra Genova e Canicattì, ha scelto il calcio, lo sport del popolo. Ed è arrivato a indossare la maglia della Nazionale Italiana, rappresentando anche quella parte di Sicilia che pulsa nel suo sangue. Il salto in Medio Oriente è il nuovo capitolo di una carriera in ascesa. Dopo l’esordio al River Plate, il passaggio al Boca Juniors, l’esplosione in Italia e la consacrazione a Bergamo, adesso l’Arabia Saudita lo attende con un contratto da top player mondiale. E a Canicattì, intanto, c’è già chi sogna di vederlo un giorno tornare, magari solo per una visita, con la maglia della Nazionale sulle spalle e il cuore che batte ancora per quella terra in cui le sue origini sono radicati.

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