lunedì, Febbraio 9, 2026
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Detenute al “Petrusa” con le mani in…pasta. Carmelo Pistritto: “Abbiamo sfornato pizze ed emozioni”

Un corso intensivo di pizzeria, tre giorni di formazione, entusiasmo e umanità all’interno del penitenziario “Petrusa” di Agrigento con il piazzaiolo Carmelo Pistritto.

“Un’esperienza indimenticabile”. A guidare il progetto, un corso intensivo di pizzeria rivolto ad alcune detenute, l’esperto pizzaiolo favarese Carmelo Pistritto, nei panni di volontario affiancato dal collaboratore Angelo Balli.

Il pizzaiolo Carmelo Pistritto

L’iniziativa ha avuto un doppio valore: formativo e umano. “È stato un privilegio poter condividere la nostra passione per la pizza con queste donne – racconta con voce commossa Carmelo Pistritto – e vedere nei loro occhi una scintilla di speranza è stata la ricompensa più grande. Il progetto non si è limitato all’aspetto tecnico: ha rappresentato un momento di ascolto, confronto e crescita reciproca”.

A conclusione del percorso, le corsiste hanno potuto vivere un momento di festa collettiva, grazie all’arrivo dell’Ape Pizza direttamente all’interno del carcere. La “mega sfornata” finale è stata il simbolo di una ritrovata leggerezza, un evento capace di portare gioia e normalità in un contesto spesso segnato da difficoltà e solitudine. Fondamentale il supporto e la collaborazione dell’intero istituto.

L’Ape – Forno di Carmelo Pistritto

Un ringraziamento speciale è stato rivolto al Capo Area Trattamentale, Dott. Giuseppe Di Miceli, per la visione e l’impegno dimostrati, alla Direttrice, Dott.ssa Anna Puci, per l’accoglienza e l’umanità, e alla Mediatrice Culturale Dott.ssa Sina Graceffo per il prezioso supporto. Parole di gratitudine anche per la professionalità della Polizia Penitenziaria e per tutto il personale dell’istituto.

“Ma il grazie più grande va alle detenute, protagoniste attive di questi tre giorni – ci dice il piazzaiolo – la loro curiosità, il loro entusiasmo e la voglia di imparare ci hanno emozionato. Sono state fantastiche. Questa esperienza dimostra come, anche in un luogo di reclusione, sia possibile costruire ponti, creare occasioni di rinascita e seminare speranza. Perché – aggiungono i volontari – la condivisione e l’opportunità di ricominciare sono diritti di tutti, ovunque si trovino”.

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