Si concludono oggi i festeggiamenti in onore dei Santi Pietro e Paolo, organizzati dalla parrocchia omonima guidata da Don Marco Damanti.
È l’ultimo atto di una settimana intensa, scandita da momenti di preghiera, solidarietà e profonda condivisione spirituale, che ha coinvolto l’intera comunità, in particolare i residenti del quartiere di Via Agrigento. La giornata odierna, nel solco della tradizione ma con uno sguardo attento ai bisogni del presente, è dedicata in modo particolare alle mamme in attesa, ai neonati, ai bambini e alle coppie che vivono situazioni di difficoltà. Un gesto simbolico, ma fortemente sentito, per affidare al cielo le fragilità della vita, le speranze e le nuove nascite, all’ombra della protezione degli apostoli Pietro e Paolo, pilastri della Chiesa cristiana.
Il programma religioso prevede l’inizio con la Santa Messa mattutina alle ore 9. Il culmine della solennità sarà la celebrazione eucaristica delle ore 19, presieduta dal Vicario Generale Don Giuseppe Cumbo. A seguire, la tradizionale e suggestiva processione con i simulacri dei Santi percorrerà le vie cittadine, coinvolgendo fedeli e comunità in un momento carico di spiritualità e partecipazione popolare.
Nella serata di ieri, la comunità si è raccolta in preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose, durante la Messa delle 19 presieduta da Don Stefano Nastasi, rettore del Seminario.
Nell’omelia, Don Stefano ha tracciato un profondo parallelismo tra le figure di Pietro e Paolo: «Sono due personalità molto diverse – ha detto – ma ciascuno di noi deve imparare dall’uno e dall’altro. È proprio nella diversità che sperimentiamo la bellezza della ricchezza». Parole che hanno toccato il cuore dei presenti, accompagnate da un invito alla riconciliazione e al perdono, anche di fronte alle ferite più profonde.

Don Marco, prima della benedizione, dopo aver ringraziato don Stefano Nastasi per la sua presenza, ha espresso viva soddisfazione per la riuscita della manifestazione, sottolineando come «Abbiamo rallegrato un quartiere di periferia che spesso non offre nulla», ponendo l’accento sul valore sociale oltre che spirituale della festa. Ha infine rinnovato l’invito a partecipare alla processione finale, momento culminante di una ricorrenza che, anno dopo anno, continua ad arricchire il calendario liturgico e culturale di Favara.
Una festa che non è solo memoria, ma anche rinnovamento: occasione per rinsaldare la fede, riscoprire le radici cristiane e riaprire le porte della speranza a tutte le generazioni.
