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Università: stop ai test d’ingresso in Medicina. Santo Pitruzzella: “Con questa riforma la terapia sarà peggiore della malattia”

Da ieri si è aperta la nuova stagione di iscrizioni sulla piattaforma Universitaly. Sicilia Target ha intervistato il Presidente dell’ Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Agrigento sull’abolizione del test d’ingresso e sul nuovo “semestre aperto”

Con l’avvio delle iscrizioni iniziate ieri sulla piattaforma onilne Universitaly si apre una nuova era per l’accesso ai corsi di Medicina in Italia. La grande novità di quest’anno è l’abolizione del tradizionale test d’ingresso, spesse volte al centro di tantissime polemiche, e sostituito dal cosiddetto “Semestre aperto”. Si tratta di un sistema che permette l’iscrizione libera e senza numero chiuso, grazie a una riforma voluta dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Le iscrizioni saranno aperte fino al 25 luglio e già si possono scaricare i programmi di studio delle tre materie coinvolte nel semestre: Fisica, Chimica e Biologia. La riforma prevede anche un incremento dei posti disponibili: gli atenei saranno infatti invitati ad aumentare di altri 3.000 le iscrizioni, grazie a un ulteriore finanziamento di 50 milioni di euro.

Ecco cosa prevede la riforma

Gli studenti potranno scegliere tra diverse sedi universitarie, indicando fino a 10 alternative e preferenze, senza obbligo di frequenza.

Al termine del semestre ci sarà un esame di profitto sui tre insegnamenti. Fissate già le date, in due appelli: il 20 novembre e il 10 dicembre. La prova consisterà in 31 domande ciascuna (15 a risposta multipla e 16 a completamento), con un tempo di 45 minuti. Il punteggio massimo raggiungibile è di 93 punti, con un minimo di 18/30 richiesto per ogni singola prova affinché lo studente possa accedere alla graduatoria nazionale. La valutazione sarà espressa in trentesimi, con possibilità di ottenere la lode.

Chi non entrerà in graduatoria può proseguire in un corso “affine” e si vedrà riconosciuti i crediti ottenuti.

L’iscrizione al primo semestre del corso affine è gratuita e non vincolata alla frequenza obbligatoria, lasciando maggiore libertà agli studenti di pianificare il proprio percorso. Se non si ottiene l’inserimento in graduatoria in una posizione “utile” i crediti conseguiti saranno riconosciuti in caso di immatricolazione a un corso affine.

Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca

“Questa riforma –ha dichiarato la Ministra dell’Università Anna Maria Bernini rappresenta un passo importante verso un sistema più aperto e inclusivo, che mira a ridurre le barriere di accesso e a favorire un maggior numero di studenti nel percorso di studi in Medicina. La speranza è che il nuovo modello possa contribuire a rispondere alle esigenze di un sistema sanitario sempre più complesso e a formare professionisti più preparati e motivati”.

Ma è una riforma che, nelle pieghe del decreto, può andare incontro a effetti negativi sul reclutamento degli aspiranti medici e di false aspettative.

Sicilia Target ha intervistato il dottore Santo Pitruzzella, Presidente dell’ordine dei medici e degli odontoiatri di Agrigento, rieletto per il secondo mandato consecutivo a rappresentare l’importantissimo organismo dei camici bianchi.

Il Presidente dell’ OMCEO dott. Santo Pitruzzella

Presidente, dai ieri stop a test d’ingresso per accedere alle facoltà di Medicina. Cosa ne pensa del nuovo reclutamento?

“Per rimanere nella terminologia medica questa riforma è come quella terapia che alla fine si rivela peggiore della malattia e che può creare ancora più danni al sistema. E’ vero che i test sono stati spesso al centro di clamori mediatici per domande assurde, non attinenti alle materie ed argomenti in sintonia con un percorso ben preciso. Bastava correggere il tiro, eliminare nel paniere tutte quelle assurde domande che nulla hanno a che vedere con la professione medica. Bisognava inserire più argomenti scientifici, nelle sue varie declinazioni (fisica, biologia, chimica ect) ma almeno il concorrente sapeva a fine selezione se poter continuare, formalizzando l’iscrizione nel corso universitario o fare altre scelte in caso di esito negativo. Così invece il “semestre aperto” sarà un rinvio dei responsi, che rischia di creare forti delusioni a migliaia di ragazzi”.

Perché teme il danno delle “false aspettative”?

“Un ragazzo che manifesta la volontà di indossare un camice bianco, lavorare in corsia, fare ambulatorio o sala operatoria da ieri, con la semplice iscrizione online, crede in un percorso libero, senza ostacoli. Ma così non è. Per sei mesi frequenterà le lezioni, approfondirà tre importanti materie, si sottoporrà ad un esame ma rischia, anche con una buona media, di collocarsi in graduatoria in un posto non utile per l’accesso. E che fa? Ripiega, se vuole, su altri percorsi affini ma che non sono quelli del medico o del chirurgo. Inoltre i nostri Atenei sono organizzati per ospitare migliaia di giovani che faranno la domanda? Sono tanti i lati oscuri della riforma che a noi preoccupano tanto”.

Le cronache parlano di ospedali senza medici e soprattutto presidi di Pronto Soccorso sotto organico. L’aumento dei posti nelle facoltà di Medicina sarà una soluzione nel tempo per queste criticità?

“Anche qui rischiamo di costruire una fabbrica di disoccupati. Nel 2035 prevediamo un esubero di 35.000 medici nelle strutture ospedaliere mentre nei posti dove occorre il potenziamento ci sarà difficoltà di reclutamento. La vera riforma, con un Governo coraggioso, è anche quella di tipo contrattuale, aumentando le risorse economiche per la Medicina d’Urgenza, per dare più sostegno, non solo economico, a chi vive in prima linea in un Pronto Soccorso. Perché ci sono pochi medici in questo settore? Risposta semplice: ogni giorno è una lotta, con contenziosi legali quasi quotidiani che ti portano nelle aule giudiziarie a difendere il tuo operato. Con retribuzioni non corrispondenti alla grande responsabilità che questi colleghi hanno. Il Governo deve avere il “coraggio di incoraggiare” il percorso di Medicina d’Urgenza e altri percorsi di specializzazioni di pronto intervento. Da sette anni, la Federazione dei Medici Italiani ha siglato un protocollo con il Ministero dell’Istruzione e del Merito sulla curvatura biomedica, dando indicazioni anche sui percorsi scolastici che possano orientare il ragazzo a intraprendere con competenze specifiche la lunghissima strada dello studio universitario medico, pari ad almeno 10 anni. Noi come Ordine professionale siamo sempre disponibili, se interpellati, a fornire pareri frutto della nostra esperienza sul campo a chi ipotizza riforme e decreti innovativi”.

Presidente Pitruzzella, cosa salva del nuovo Decreto?

“La scelta di far svolgere in tutta Italia, in contemporanea e con la sta stessa griglia di valutazione, le prove di esami. Almeno, da Agrigento ad Aosta, si spera ci sia una uniformità di giudizio”.

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