lunedì, Febbraio 9, 2026
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Operazione “Dirty Mud” della Guardia costiera, irregolarità nello smaltimento dei fanghi di dragaggio del porto

E’ stata denominata Dirty Mud l’operazione ambientale condotta dalla Capitaneria di porto – Guardia costiera di Porto Empedocle e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento.

L’indagine dei militari della Capitaneria di Porto riguarda una mirata attività in materia ambientale nell’ambito dei lavori di dragaggio dell’avamporto e delle aree a ponente dello sporgente Ronciglio del porto di Trapani.

L’attività è stata svolta anche oltre confini regionali, interessando le regioni del Lazio e della Campania, ed è finalizzata ad accertare la regolarità delle attività e delle procedure connesse alle operazioni di dragaggio, quali il trasporto dei fanghi, il trattamento, il conferimento e lo smaltimento finale dei rifiuti speciali prodotti; procedure quest’ultime previste dalle norme nazionali poste a tutela dell’ambiente marino e costiero e del pubblico demanio marittimo il cui rispetto, peraltro, era imposto dal contratto di appalto pubblico stipulato con l’Autorità di Sistema portuale della Sicilia Occidentale.

I lavori interessati dall’indagine prevedevano l’installazione, sul molo di levante di Porto Empedocle, di un impianto mobile di lavaggio dei fanghi sollevati dal fondo, denominato “sediment washing” e dedicato al trattamento dei fanghi del porto di Trapani provenienti dalle attività di dragaggio, nonché l’utilizzo di un’area demaniale per lo stoccaggio provvisorio dei rifiuti trattati, ubicata in località Caos del Comune di Porto Empedocle.

Le attività investigative, esperite fin dal settembre 2024, hanno permesso di accertare, grazie agli elementi di prova raccolti, che i fanghi provenienti dall’attività di dragaggio del porto di Trapani, trasportati tramite due draghe all’interno dell’impianto di sediment washing della Società Capogruppo aggiudicataria, non subivano, se non in minima parte, alcun trattamento prima dello stoccaggio ed il successivo conferimento presso una discarica agrigentina.

Alla luce delle circostanze rilevate in sede di indagine, i militari della Guardia Costiera di Porto Empedocle hanno proceduto al sequestro dell’impianto di lavaggio nonché dell’area di deposito temporaneo dei fanghi di dragaggio sita in località Caos del Comune di Porto Empedocle per una superficie complessiva di circa 60.000 mq. di demanio marittimo con all’interno una ingente quantità di rifiuti speciali.

Tutti i soggetti che, a vario titolo, si sono resi responsabili delle condotte ritenute contra legem sono stati segnalati alla Autorità Giudiziaria per frode nell’esecuzione di contratto di appalto di lavori pubblici con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, con importo dei lavori di € 59.054.484.18, al fine di garantirsi un ingiusto profitto dato dal mancato trattamento dei rifiuti fangosi, nonché per aver effettuato un’attività di raccolta, recupero e smaltimento di rifiuti speciali (fanghi di dragaggio), realizzando, in tale modo, una discarica non autorizzata, in mancanza della prescritta autorizzazione.

Nell’ambito dello stesso procedimento, le indagini hanno consentito di accertare l’esistenza di una discarica illegittimamente realizzata su appezzamento di terreno sito nel Comune di Agrigento, all’interno del quale, oltre alla presenza di rifiuti speciali di varia tipologia, è stata rinvenuta una grande quantità di rifiuti fangosi che per caratteristiche fisiche potrebbero essere ricondotti a quelli prodotti dai lavori di dragaggio del porto di Trapani; per tale ragione l’area con una estensione di circa 10.000 mq è stata posta sotto sequestro perché illecitamente utilizzata per lo stoccaggio dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, nonché per l’illecita miscelazione degli stessi.

L’operazione Dirty Mud si inserisce nelle numerose attività di polizia ambientale che quotidianamente le forze di polizia svolgono sotto il coordinamento della Procura di Agrigento e che, ad ogni modo, continueranno senza soluzione di continuità al fine di tutelare l’ambiente marino costiero.

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